i bambini in guerra                                                 testimonianza  

CONTRO I BAMBINI SOLDATO

300.000 sono i bambini soldato arruolati, sia negli eserciti regolari che nelle varie guerriglie. Per fermare questo dramma, a Parigi c’è stata una conferenza mondiale “un patto contro i bambini soldato”; 60 paesi hanno deciso e firmato i principi di Parigi. Tali principi prevedono: un impegno concreto per evitare l’ arruolamento dei bambini soldato; tra i 60 paesi c’è stata anche l’ Italia e l’ Inghilterra. Mandano adolescenti dicendo che sono maggiorenni, ma in realtà non hanno nemmeno 18 anni. 

L’UNICEF sostiene, che sarà un brutto esempio per i paesi in via di sviluppo. Dall’ America latina all’ Asia ma soprattutto nell’ Africa a sud del Sahara. Ad arruolarli sono soprattutto gli eserciti ribelli ma anche gli eserciti governativi. Li fanno combattere dagli 8 anni in su soprattutto facendoli fare massacri, esploratori di campi minati, addetti domestici e, in alcuni casi anche per le bambine ossitute. I bambini più piccoli a volte li fanno anche combattere… anche le bambine in alcuni paesi. I genitori difficilmente si oppongono perché questa scelta è tra la vita e la morte.

 

Un bambino soldato sarà un adulto con grandissima difficoltà di inserimento  nella vita civile. Un bambino soldato si recupera con un lavoro lungo che ha bisogno di un sostegno, di una scuola di formazione e di avviamento al lavoro. I governi occidentali per fermare questo dramma, dovrebbero sostenere i programmi di recupero facendo pressione sui governi dei paesi che arruolano i bambini. In Africa il fenomeno dei bambini soldato è più diffuso che altrove perché non hanno alternativa di vita. I paesi in cui questo dramma è più diffuso, sono: il Congo, il Sudan e l’ Uganda. In Uganda almeno 25.000 bambini sono stati arruolati. Nel nord di questo paese da quasi 20 anni le bande ribelli del comandante si battono contro il governo ugandese. Kony che sostiene di agire per ordine divino, è il capo di un esercito che ha massacrato fin ora 100.000 persone e ha obbligato 1.500.000 di ugandesi ad abbandonare i loro villaggi. Per assicurarsi manodopera i “predori” vengono di notte nei villaggi e rapiscono ragazzini e ragazzine dai 6 ai 16 anni. 
Le bambine diventano schiave sessuali e i bambini vengono costretti a saccheggiare e uccidere la popolazione civile anche nei loro stessi villaggi. 

Testimonianze di persone che assistono la popolazione ugandese ci dicono che rapiscono i bambini, li portano via, gli danno un fucile e li mandano ad attaccare, rubare o a procurare cibo e poi sono obbligati anche a fare delle atrocità e ammazzare anche i loro compagni. Li portano via anche dai 4-5 anni; l’ unica protezione che trovano è rifugiarsi tra le mura dell’ ospedale e migliaia di bambini sono costretti a camminare a piedi per ore e ore per andare a dormire in un posto sicuro (sono quasi sempre sui 3000 i bambini che si recano per dormire in ospedale ma sui 35000 quando vanno anche gli adulti).

I dormitori sono tendoni separati, nelle tende ci vivono i ragazzi e i bambini, mentre all’ interno dei reparti ci dormono i piccolissimi con le mamme. Chi non ce la fa ad arrivare agli ospedali è perché vengono catturati e per loro c’è la tortura, la schiavitù e anche la morte, ma alcuni riescono a fuggire e ad occuparsi del loro inserimento c’è la “Rachele Rehaibilitation Centre”. Un' associazione che si occupa del recupero e dell’ accoglienza dei bambini soldato e la sua direttrice è una giornalista belga. Il suo centro ha accolto più di 2.300 bambini in 3 anni, molti di loro arrivano con ferite da proiettile, segni di tortura, tutti sono mal nutriti, molti soffrono di tubercolosi, diarrea e malaria. Le ragazze sono costrette a diventare schiave sessuali e spesso hanno l’AIDS . I ragazzi vengono accolti in questo centro i quali restano per uno o due mesi e poi vengono reinseriti nelle famiglie. Uno dei metodi per recuperare psicologicamente questi ragazzi è far disegnare loro le drammatiche esperienze vissute. 

Un altro dei sistemi adottati per il recupero degli ex bambini soldato è far rappresentare loro con armi giocattolo le battaglie che in precedenza hanno dovuto combattere davvero. Tutti i ragazzi che arrivano in questo centro hanno lo stesso sguardo terrorizzato ma anche in poche settimane grazie a questo centro riescono a cambiare il loro volto. La tragedia è che in questo centro di accoglienza temporanea, gli ex bambini soldato possono rimanere al massimo 2 mesi, poi sono costretti a tornare nei campi dove la maggior parte dei profughi vive al massacro.
Il problema è che quando i ribelli entrano in un villaggio uccidono tutti e quando un bambino reinserito ritorna al proprio villaggio non trova più nessuno, tutti i suoi parenti saranno morti. Nei campi profughi manca tutto, non c’è assistenza medica, mancano le scuole e anche l’acqua e il cibo scarseggiano. L’unica speranza per gli ex bambini soldato che si rifugino in questi campi, è andare a scuola. Grazie a determinate persone e stata creata una scuola e attraverso essa danno una sicurezza a questi bambini perché molti di questi non hanno nemmeno una famiglia. Per inserire un bambino all’interno di una scuola ci vogliono sui € 200 all'anno, una cifra per noi misera, ma veramente grande per questi bambini.